Loading...

Il segreto

‘Con quelle tue manacce devi stare attento, perché è delicata e si graffia facilmente. Fai passare il filo per tutti gli anelli guida senza saltarne neanche uno. L’amo, lo vedi da te, è tagliente, non infilzarti le dita e lavalo per bene, così non si ossida. Fai così, come me, passagli l’acqua. Come non sai cosa vuol dire ‘ossidare’? Significa che si ricopre di ruggine’

Il babbo non è mai stato molto saggio e per di più, con quattro figli e una ditta edile in tempi bui, di certo non ha avuto pazienza da vendere. Brusco, burbero. Così, quando certi giorni a casa non se ne poteva proprio più, perché i soldi nel cassetto erano già finiti e le persone bussavano alla porta, scappava via fino a sera.

Mia madre s’innervosiva parecchio, e mentre lui agguantava la giacca e il borsello, guardavo la sua bocca storcersi e diventare una fessura sottilissima. Avrebbe voluto dirgli ‘ma dove scappi, che qui s’annega’ e poi una sfilata di cattiverie, invece rimaneva con il cobra in gola a rimangiarsi il veleno. In ogni caso, lui non l’avrebbe degnata di risposte.   

‘Non è necessario discutere quando si pesca. È un momento di silenzio, non ci si racconta, perché le chiacchiere finiscono per spaventare i pesci. L’acqua, ti sembra fragile, invece è una cosa dura dove puoi lasciar sdraiare i pensieri e farli sostare in pace’

Ho scoperto il segreto più o meno per sbaglio. Un giorno, mentre ero in bici per i fatti miei, l’ho visto sfrecciare su quella sua Polo rossa cigolante. Galoppava per la città con l’espressione di chi è un pozzo di rabbia, le rughe furiose, e ho capito che era una di quelle volte in cui stava fuggendo. L’ho seguito a fatica fino al suo posto nascosto, cercando di muovere i piedi piano per non farmi sentire.

È rimasto sul margine del lago fino a tardi, immobile, come fosse seduto al cinema e il film era così bello da non poter disincastrare gli occhi. Io sono rimasto invisibile dentro al mio cespuglio fino a che non sono diventato grande.

L’ho pedinato per anni in religioso silenzio. Ho costruito una canna da pesca in bambù e nylon per pescare in mezzo ai rovi; immaginavo come sarebbe stato bruciargli il segreto, presentarsi al lago stringendo fra le braccia un pesce mostruoso, il più grande mai visto. Sarebbe stato così rosso, forte da non riuscire neppure a tenerlo fermo. Saremmo caduti sul prato lottando, io e il pesce, e avrei fatto forza con tutto il mio corpo per non lasciarlo scappare. Era unto e viscido, mi schizzava fra le dita. E papà, tu eri incredulo, perché ti avevo scoperto la fuga, dato fuoco al silenzio e avevo fatto meglio di te.      

‘E mi raccomando, non tirare troppo l’esca, sennò si spezza’

Torno a casa dei miei poco e niente. I bambini, Rebecca, il lavoro, il divorzio. La mamma telefona ogni giorno, mio padre solo per il compleanno e quando c’è qualcosa di cui prendersi cura e se proprio non può occuparsene lui stesso. Penso raramente alla pesca, solo quando siamo insieme a tavola, chissà come sarebbe stato se ti avessi spifferato tutto, di com’è stato rifugiarsi al lago senza farsi notare, di quanti pesci mostruosi ho preso dentro ai cespugli, di quante volte ho fatto meglio di te e tu hai stornato il silenzio e mi hai parlato a lungo di come si pesca e si pulisce l’amo.

Ora che abbiamo ripulito la vostra vecchia casa per venderla, ho trovato la borsa nera della canna da pesca nascosta in garage. L’ho aperta senza neanche riconoscerla e il puzzo del lago mi ha subito ingolfato le narici e la bocca. Sull’etichetta legata alla cerniera, il nome di mio papà è stato tagliato a penna e nella sua calligrafia claudicante si legge ‘Questa appartiene a, e poi il mio nome’.

Il segreto è finalmente pronto per il trasloco.   

You might also like

No Comments

Leave a Reply