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El botellón

Una vetrina a Città del Messico espone un bottiglione trasparente, grosso, in vetro. Dietro sembra esserci una donna nuda. Anzi, è proprio una donna nuda; con quegli occhi, quel naso e quei seni di fuori. Sotto al contenitore c’è una targa dove qualcuno ha scritto: 

Volevo dimostrare che anche il surreale, è reale. Che la mente ha mille forme e il corpo sa essere allo stesso tempo molteplice, deforme, composto. Volevo illuminare la bellezza dell’inusuale, quella stranezza che ci scorre nel sangue e ci appartiene come un naso troppo largo, una bocca paffuta, due braccia e due piedi maldestri. Volevo incoraggiare l’intuito, gli esperimenti del cervello e del cuore, il coraggio di scoperchiare una ad una le pentole dei desideri e magari dei sentimenti.  

Gli esseri umani possiedono in essi la magia del surreale.

Così c’era scritto. I passanti però davano un’occhiata rapida, imbarazzata, e non leggevano neppure, oppure fissavano avidamente, con gli angoli della bocca grondanti di bava, la donna nuda deformata dal vetro. I primi e i secondi, senza distinzione alcuna di sentimenti, mormoravano – È solo una gran puttana-



Kati Horna, El botellón, serie⁄ series Paraísos artificiales



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