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La fata turchina

Questa è la mia fantasia.

Tutti abbiamo un supereroe nel cassetto. Un piccolo mago, un uomo con il mantello, una principessa forte e miracolosa. Da piccoli è il nostro portafortuna, è potente e scongiura le nostre paure. Man mano che diventiamo grandi lo rimpiccioliamo fino a che non scompare del tutto. Diventa un supereroe quasi invisibile. Ora che sono diventata grande non ricordo i dettagli del mio supereroe, così ho immaginato di ritirarlo fuori dal cassetto e darle un tono, una nuova possibilità. Spero possa ritornare ad avere il potere che merita, a proteggermi ancora dai mostri sotto al letto.

Il risveglio è tiepido, la coperta lanosa attorcigliata alle gambe. La mamma, inginocchiata accanto al letto, ripete – svegliati-. Lei è già pronta, la tuta da sci che le striscia sulle cosce, il pile e la fascetta in testa. Abbassando gli occhi, Carla vede quei calzettoni pesanti e orrendi, che tirarli su fino alle ginocchia è una gran fatica. La finestra illumina la stanza d’un bianco accecante;  neve,  bufera, un concentrato di panna montata. Solo una linea nera sfregia il paesaggio; lo skilift che porta dal campo base fino alla cima delle montagne.

-Non t’azzardare a stare scalza, la moquette è lurida-

Carla ubbidisce, poi prende la sua roba e si veste come una cipolla goffa; la maglia termica e il pile le fanno spuntare goccioline di sudore sotto le ascelle e poi giù fin dentro l’ombelico, fino all’elastico delle mutande. Ha dimenticato di fare pipì, maledizione. Lancia un’occhiata sconsolata al bagno ma è già in ritardo e non ha affatto voglia di svestirsi per poi stare in equilibrio sul gabinetto. Guai ad appoggiarsi sulla tavoletta. Un’altra gran faticaccia.

Dai finestroni della sala della colazione il bianco gocciola copioso per ricoprire ogni cosa, Carla s’immagina che la neve coli sulle sue fette biscottate come zucchero a velo. Alle 9 raggiunge da sola il mini club, che è un poco un incubo e un poco divertente. Dipende dai giorni, dall’umore. Oggi si porta il suo fumetto preferito in tasca, per protezione contro le disavventure. A sciare è proprio brava, va in settimana bianca da quando ha tre anni. Adesso, a 10, fa tutte le piste, anche le nere. Si piega sugli sci con grazia, eppure in gruppo sta sempre per ultima,  perché immagina di cadere e rimanere dentro alla neve e qualcuno che le viene addosso feroce e disattento. Oggi, mentre scia, la mascherina si appanna, così si ferma in  mezzo alla pista e la spolvera coi guanti fradici. Quando si riassesta, il gruppo di bambini è sparito. Non riconosce più un solo caschetto, o Giovanni, che ha le orecchie di leopardo sulla testa. La neve spezza i contorni del viso, il vento gela le dita nonostante i guanti spessi e gommosi, fa freddissimo lì in pendenza, con le macchie di gente che sfrecciano a sci paralleli e le sue gambe paralizzate dal terrore di essere lasciata sola. Dopo parecchi minuti si decide ad andare a fondo pista, fa le curve in modo scosso e poco controllato. Perché è dispersa per sempre.

Una volta alla seggiovia il maestro la vede e fa segno da lontano, con le braccia larghe.

 -Che c’è Carletta, ti sei persa? hai avuto paura?-

-No- scuote la testa per ribadire il concetto.

Però la sente, la pipì calda che è scivolata dentro alla tuta e ai calzettoni orrendi.

Al mini club si fanno giochi stupidi, tipo devi indovinare la sigla dei cartoni animati. Carla a volte resta un po’ a fare amicizia, a volte usa il super potere per sgattaiolare via. Per qualche strambo motivo, riesce a diventare invisibile. Proprio così, schiocca le dita e non c’è più. Però mannaggia, adesso non fa in tempo a sparire che l’animatore con la benda da pirata la blocca -Ho una sorpresa per te- la bambina sorride con i denti dentro all’apparecchio di metallo -Visto che hai questi capelli così lunghi, alla recita farai la fata di Pinocchio-

La bocca di lui si contrae in un sorriso e quella di Carla in una smorfia.

–Ti aspetto stasera per le prove-

Se solo salisse sul palco sua madre andrebbe in visibilio. Tutti quegli anni di danza classica, portamento, di provare a non essere timida, avrebbero finalmente avuto un senso. Presa dal panico corre via, spaventata ed invisibile, dimenticando il fumetto nella sala degli sci.

A sera, dopo cena, tutti si radunano in platea. Carla discute con la mamma della gara di domani, quella che si fa l’ultimissimo giorno. -Devi essere sicura di te, rapida, piegati bene a uovo, sii veloce, fregatene della paura. Non vuoi salire sul podio, davanti a tutti?- Carla annuisce, poi si allontana e ridiventa invisibile. Sbuffa. E che non le è mai fregato di stare al centro di tutto.

-A me piace il mio superpotere, anche se non mi vede mai nessuno. –

Nella sala degli sci è buio pesto per davvero. Come ha fatto a dimenticarsi Batman, proprio non si capacita. Cerca a tentoni la luce, è troppo bassa per arrivare all’interruttore. Va alla postazione 33, la sua. Mentre si dimena in pensieri di gare e palcoscenici e podi, fate turchine balbettanti e ansie da prestazione, sente un frigno gutturale. Nella stanza non c’è nulla. Riprende a cercare il fumetto, lo trova dentro alla tuta. Il pianto si fa più insistente e rude; non le era capitato mai di sentire rantolare, e quel suono non saprebbe proprio chiamarlo con il suo nome. Cerca con lo sguardo la porta socchiusa.

Bruce non ha mai paura quando diventa Batman, così si spinge fuori. La luna e le stelle sono subito lì, la neve è bellissima e azzurrina, rumorosa quando scricchiola sotto alle suole delle scarpe. Le piacerebbe quella pace e quel silenzio, sempre. Invisibile anche alla luna, ad assorbire l’aria, a divorare tutto senza però essere divorata. Apre le braccia al cielo e diventa un tutt’uno con se stessa, con tutte le parti di sé, anche quelle più nascoste.

Improvvisamente il pianto sgorga feroce. Carla si guarda attorno senza capire da dove provenga, si avvicina alla grossa pila di sci ribaltata per terra. E lì, sotto a quella mole di tavole sciolinate, qualcosa strepita -Aiutami- Carla sposta le tavole, fa una fatica bestia e ci mette ogni grammo di superpotere, fino a che emerge una figura assiderata, con le labbra tutte blu –Ho freddo- Carla lo afferra e piano lo trascina dentro. Il ragazzino è così irrigidito da sembrare un macigno.

-Ora chiamo gli animatori-

-Pensavo che non mi avresti trovato mai-

-Ma cosa ci facevi lì?-

– Volevo fare uno scherzo agli altri prima della gara di domani-

Carla soffoca una risata.

-Ma tu chi sei?-

-Sono Carla, ci siamo già visti al miniclub, non ricordi?-

-Non so, ho sentito la porta aprirsi e poi ho urlato. Ma non riesco mica a vederti-

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