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La ragazza di Falkland Road

Bombay è immensa. Anche se sono nata fra le mura di questi quartieri, non oso immaginarla tutta quanta, vedo solo un ammasso, un groviglio di grigio rumoroso e poi più nulla. 

Se la immagino, la mia città, non mi ritrovo. 

Lavoro a Falkland Road, per strada e dentro ai locali. Mi vesto poco, il caldo è torrido e mi prude la pelle. Siamo in molte qui, a Falkland Road, siamo come moscerini. E il nostro corpo molle e abbronzato, bruciato, usato, sventrato, graffiato, è il nostro lavoro. 

Quella che fotografi adesso all’Olympia Café, invece, sono solo io. Il colore verde smeraldo sulle spalle e quegli occhi lucidi sono miei, non il mio lavoro. Questi occhi, quando aspetto un cliente in strada, sono chiusi stretti per non fare entrare la luce. Quando un uomo mi strattona e mi porta via, immagino di essere a passeggiare per le vie di una città piccola e lontana, a bere latte di cocco e non essere mai stata un moscerino di Falkland Road. Per questo, anche se io sono qui ora, mentre tu mi vedi, non ci sono. Se provo ad immaginare Bombay, non mi ritrovo. 

Anche se mi fotografi, adesso, io non sono qui.



Mary Ellen Mark, Crying Street Girl, Olympia Café, Falkland Road, Bombay, India

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